« Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. »
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venerdì 31 gennaio 2020
martedì 26 maggio 2015
Giovanni Boccaccio in 2G
Giovanni
Boccaccio, nato nel 1313 a Certaldo in Toscana, può ben essere considerato
il padre della prosa volgare italiana e, insieme a Petrarca e a Dante, il più importante scrittore del
XIV secolo sia in Italia che in Europa.
Dopo i primi studi a Firenze, nel 1327 si trasferisce a Napoli dove si dedica ai classici latini e alla letteratura italiana e francese e proprio qui vedono la luce le sue prime opere: Filocolo, Filostrato, Teseida, Caccia di Diana e Rime.
Durante i successivi soggiorni a Firenze e nelle corti di Romagna compone oltre al Ninfale fiesolano e ad altre opere minori, la sua opera capitale: il Decameron, terminato nel 1351. E’ in questi anni che stringe amicizia con il “glorioso maestro”, Petrarca, e si dedica allo studio dell’opera dantesca.
Viene a mancare nel dicembre 1375.
Come ben emerge leggendo il Decameron, Boccaccio sa esprimersi attraverso una considerevole varietà di toni e di stili in virtù del suo sperimentalismo. L’autore si dimostra inoltre ben attento a tutta la realtà, pronto a rappresentarla integralmente, da osservatore imparziale, nei suoi aspetti molteplici e talora contrastanti: una realtà in continuo mutamento.
L’uomo, con le sue qualità e i suoi vizi, è il protagonista unico di vicende dove agiscono tre motivi o molle fondamentali: Fortuna, Amore e Intelligenza, presentate in tutta una ricca gamma di possibili sfumature.
C'è da dire che Boccaccio impone nel Decameron una poetica realistica che comporta, oltre al citato pluristilismo, precisione di dettagli, descrizioni circostanziate, riferimenti “storici” a luoghi o persone reali. C’è assenza di questioni religiose, morali e politiche, e si individua nel naturalismo e nella rappresentazione realistica del mondo dei sensi il suo motivo ispiratore.
L’amore, uno dei temi principali del Decameron, è visto come un istinto irrefrenabile, come legge naturale: la concezione laica presente è ben distante da quella della produzione boccacciana precedente. L’opera è destinata a fornire diletto e insieme consigli pratici di comportamento alle donne innamorate e, quanto ai contenuti, esprime l’intenzione di narrare “novelle piacevoli e aspri casi d’amore e altri fortunati avvenimenti”.
Chichibio e la gru
Introduzione
Chicibio è la quarta novella della sesta giornata del Decameron, "sotto il reggimento" di Elissa. Tema principale della novella è nuovamente la Fortuna, i cui effetti devono essere colti al volo chi è dotato della virtù dell'intelligenza. Per i personaggi boccacciani (e per la visione del mondo dell'autore che si cela dietro di loro) il "motto di spirito" è una pratica per regolare i rapporti interpersonali, mettendo in luce arguzia e prontezza nel piegare a proprio vantaggio delle circostanze difficili. Così, una battuta pronta ed efficace può mettere sullo stesso piano (come si vede anche nella novella di Cisti fornaio) figure appartenenti a livelli diversi della scala sociale: chi è più potente non potrà non riconoscere l'intelligenza che si trova anche nelle persone più umili.
La scelta della tematica della sesta giornata condiziona così anche la struttura di queste novelle, spesso attinte dall'aneddotica della città di Firenze (cioè da un insieme di racconti breve emblematici di una figura o di un ambiente). Le novelle sono spesso particolarmente brevi, come per concentrare l'effetto comico e l'attesa del lettore sul finale, dove compare la battuta di spirito e dove si assiste tradizionalmente alla ricompensa del protagonista principale.
Riassunto
La trama è la seguente: durante una battuta di caccia, Currado Gianfigliazzi, nobile e cavaliere, proveniente da una famiglia di banchieri, trova e uccide una gru, che invia al suo cuoco, Chichibio. Il cuoco cucina a perfezione il volatile. Giunge Brunetta, la ragazza di cui è innamorato Chichibio, che gli domanda una coscia della gru. Il cuoco inizialmente rifiuta, ma, stuzzicato e provocato dalla donna, alla fine cede e le dona una coscia.
Chichibio serve poi la gru a Currado e ai suoi ospiti. Non appena vede la zampa mancante, il nobile chiede spiegazioni al cuoco, che risponde che le gru hanno una sola zampa. Il nobile, irritato dalla menzogna di Chichibio, lo sfida: il giorno successivo sarebbero andati a vedere al lago per verificare l'esattezza di questa affermazione. Una volta giunti lì, i due uomini scorgono diverse gru su una zampa sola, cioè nella posizione in cui questi uccelli sono soliti dormire. Currado quindi, gridando “oh, oh”, corre verso gli uccelli, che spaventati volano via, tirando fuori anche la seconda zampa. Currado allora chiede a Chichibio: “Che ti par, ghiottone? Parti ch’elle n’abbian due?”. Il cuoco risponde con notevole prontezza:
L'abilità verbale dei personaggi di Boccaccio
Questa breve novella è basata sul motto di spirito finale con cui Chichibio, uomo di condizioni umili, riesce a placare l’ira del padrone e a evitarne la punizione. Ancora una volta uno dei temi principali è proprio l’arguzia di personaggi di estrazione sociale bassa che riescono a comportarsi alla pari con i nobili, grazie alla loro furbizia ed abilità verbale. È evidente che si tratta di una parificazione fittizia: il divario sociale, infatti, non viene colmato, ma solo posto da parte dalla battuta del protagonista. In Chichibio, la caratterizzazione del protagonista non si appoggia però solo sulla sua inventiva e sulla sua capacità di comporre "alcun leggiadro motto" per cavarsi d'impiccio; Chichibio, veneziano d'origine, si esprime spesso nel suo dialetto d'origine, come quando risponde a Brunetta che gli chiede la coscia della gru:
Dopo i primi studi a Firenze, nel 1327 si trasferisce a Napoli dove si dedica ai classici latini e alla letteratura italiana e francese e proprio qui vedono la luce le sue prime opere: Filocolo, Filostrato, Teseida, Caccia di Diana e Rime.
Durante i successivi soggiorni a Firenze e nelle corti di Romagna compone oltre al Ninfale fiesolano e ad altre opere minori, la sua opera capitale: il Decameron, terminato nel 1351. E’ in questi anni che stringe amicizia con il “glorioso maestro”, Petrarca, e si dedica allo studio dell’opera dantesca.
Viene a mancare nel dicembre 1375.
Come ben emerge leggendo il Decameron, Boccaccio sa esprimersi attraverso una considerevole varietà di toni e di stili in virtù del suo sperimentalismo. L’autore si dimostra inoltre ben attento a tutta la realtà, pronto a rappresentarla integralmente, da osservatore imparziale, nei suoi aspetti molteplici e talora contrastanti: una realtà in continuo mutamento.
L’uomo, con le sue qualità e i suoi vizi, è il protagonista unico di vicende dove agiscono tre motivi o molle fondamentali: Fortuna, Amore e Intelligenza, presentate in tutta una ricca gamma di possibili sfumature.
C'è da dire che Boccaccio impone nel Decameron una poetica realistica che comporta, oltre al citato pluristilismo, precisione di dettagli, descrizioni circostanziate, riferimenti “storici” a luoghi o persone reali. C’è assenza di questioni religiose, morali e politiche, e si individua nel naturalismo e nella rappresentazione realistica del mondo dei sensi il suo motivo ispiratore.
L’amore, uno dei temi principali del Decameron, è visto come un istinto irrefrenabile, come legge naturale: la concezione laica presente è ben distante da quella della produzione boccacciana precedente. L’opera è destinata a fornire diletto e insieme consigli pratici di comportamento alle donne innamorate e, quanto ai contenuti, esprime l’intenzione di narrare “novelle piacevoli e aspri casi d’amore e altri fortunati avvenimenti”.
Chichibio e la gru
Introduzione
Chicibio è la quarta novella della sesta giornata del Decameron, "sotto il reggimento" di Elissa. Tema principale della novella è nuovamente la Fortuna, i cui effetti devono essere colti al volo chi è dotato della virtù dell'intelligenza. Per i personaggi boccacciani (e per la visione del mondo dell'autore che si cela dietro di loro) il "motto di spirito" è una pratica per regolare i rapporti interpersonali, mettendo in luce arguzia e prontezza nel piegare a proprio vantaggio delle circostanze difficili. Così, una battuta pronta ed efficace può mettere sullo stesso piano (come si vede anche nella novella di Cisti fornaio) figure appartenenti a livelli diversi della scala sociale: chi è più potente non potrà non riconoscere l'intelligenza che si trova anche nelle persone più umili.
La scelta della tematica della sesta giornata condiziona così anche la struttura di queste novelle, spesso attinte dall'aneddotica della città di Firenze (cioè da un insieme di racconti breve emblematici di una figura o di un ambiente). Le novelle sono spesso particolarmente brevi, come per concentrare l'effetto comico e l'attesa del lettore sul finale, dove compare la battuta di spirito e dove si assiste tradizionalmente alla ricompensa del protagonista principale.
Riassunto
La trama è la seguente: durante una battuta di caccia, Currado Gianfigliazzi, nobile e cavaliere, proveniente da una famiglia di banchieri, trova e uccide una gru, che invia al suo cuoco, Chichibio. Il cuoco cucina a perfezione il volatile. Giunge Brunetta, la ragazza di cui è innamorato Chichibio, che gli domanda una coscia della gru. Il cuoco inizialmente rifiuta, ma, stuzzicato e provocato dalla donna, alla fine cede e le dona una coscia.
Chichibio serve poi la gru a Currado e ai suoi ospiti. Non appena vede la zampa mancante, il nobile chiede spiegazioni al cuoco, che risponde che le gru hanno una sola zampa. Il nobile, irritato dalla menzogna di Chichibio, lo sfida: il giorno successivo sarebbero andati a vedere al lago per verificare l'esattezza di questa affermazione. Una volta giunti lì, i due uomini scorgono diverse gru su una zampa sola, cioè nella posizione in cui questi uccelli sono soliti dormire. Currado quindi, gridando “oh, oh”, corre verso gli uccelli, che spaventati volano via, tirando fuori anche la seconda zampa. Currado allora chiede a Chichibio: “Che ti par, ghiottone? Parti ch’elle n’abbian due?”. Il cuoco risponde con notevole prontezza:
Messer sì, ma voi non gridaste - ho ho - a quella di iersera; ché se così gridato aveste, ella avrebbe così l'altra coscia e l'altro piè fuor mandata, come hanno fatto queste.L'intelligente risposta di Chichibio fa ridere il nobile Currado, che quindi perdona il cuoco per la sottrazione della coscia di gru.
L'abilità verbale dei personaggi di Boccaccio
Questa breve novella è basata sul motto di spirito finale con cui Chichibio, uomo di condizioni umili, riesce a placare l’ira del padrone e a evitarne la punizione. Ancora una volta uno dei temi principali è proprio l’arguzia di personaggi di estrazione sociale bassa che riescono a comportarsi alla pari con i nobili, grazie alla loro furbizia ed abilità verbale. È evidente che si tratta di una parificazione fittizia: il divario sociale, infatti, non viene colmato, ma solo posto da parte dalla battuta del protagonista. In Chichibio, la caratterizzazione del protagonista non si appoggia però solo sulla sua inventiva e sulla sua capacità di comporre "alcun leggiadro motto" per cavarsi d'impiccio; Chichibio, veneziano d'origine, si esprime spesso nel suo dialetto d'origine, come quando risponde a Brunetta che gli chiede la coscia della gru:
“Voi non l’avrì da mi, donna Brunetta, voi non l’avrì da mi”.
lunedì 25 maggio 2015
La poesia- una mappa concettuale in 2G
Haiku su wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Haiku
Sognando, guardai
gli alberi spogli
in quella foresta.
(Eleonora Lo Nero e Marta Daidone)
Correndo correndo in questo prato immenso
e pieno di vita mi innamorai di questo incanto,
mai nessuno potrà togliere il ricordo.
(Marianna Vaglica e Floriana Patellaro)
Vento autunnale
pioggia estiva
i tuoi occhi lacrimano
(Tamara Castelluccio e Noemi Foresta)
Una farfalla
i bambini giocano
e i fiori sbocciano
(Noemi Modica)
Sognando, guardai
gli alberi spogli
in quella foresta.
(Eleonora Lo Nero e Marta Daidone)
Correndo correndo in questo prato immenso
e pieno di vita mi innamorai di questo incanto,
mai nessuno potrà togliere il ricordo.
(Marianna Vaglica e Floriana Patellaro)
Vento autunnale
pioggia estiva
i tuoi occhi lacrimano
(Tamara Castelluccio e Noemi Foresta)
Una farfalla
i bambini giocano
e i fiori sbocciano
(Noemi Modica)
giovedì 21 maggio 2015
Pace non trovo di Francesco Petrarca in 2G
Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio.
Tal m'à in pregion, che non m'apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m'ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio.
Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et cheggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio.
Tal m'à in pregion, che non m'apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m'ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio.
Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et cheggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.
martedì 19 maggio 2015
PETRARCA in 2G - Solo et pensoso
ANNO:
GENERE:
TEMATICA:
Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
5Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
5Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.
PARAFRASI:
lunedì 11 maggio 2015
venerdì 27 marzo 2015
lunedì 23 marzo 2015
Dante- Le frasi famose della Commedia
"Nel mezzo del cammin di nostra vita.mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita."
[Canto I, Inferno, vv.1-3]
"Non ragioniam di lor, ma guarda e passa."
[Canto III, Inferno, vv. 51]
"Amor c'ha nullo amato amor perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona."
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona."
[Canto V, Inferno, vv 105-107]
"La bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
[Canto V, Inferno, vv. 136-138]
"Nulla addolora maggiormente
che ripensare ai momenti felici
quando si è nel dolore".
[Canto V, Inferno]
"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza"
[Ulisse, canto XXVI, Inferno]
E 'l duca lui: «Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare»."
[Canto III Inferno , vv 91-93, Dialogo di Dante e Virgilio con Caronte, il traghettatore infernale]
L'amore è più forte della vita e tanto vicino alla morte.
Lettere famose
Lettera di Ficarra e Picone - https://www.youtube.com/watch?v=RPDPX6Frsrs
Lettera di Totò e Peppino https://www.youtube.com/watch?v=Z78EEdmxrHA
Totò e la lettera all'ignorante cafone https://www.youtube.com/watch?v=K22ny28QfH0
Lettera di Trosi e Benignihttps://www.youtube.com/watch?v=_J8INezR4sU
Lettere d'amore di Vecchioni https://www.youtube.com/watch?v=xnslQaGKj44
Una lettera dall'inferno https://www.youtube.com/watch?v=SAhDSpd2qCY
Lettera di Totò e Peppino https://www.youtube.com/watch?v=Z78EEdmxrHA
Totò e la lettera all'ignorante cafone https://www.youtube.com/watch?v=K22ny28QfH0
Lettera di Trosi e Benignihttps://www.youtube.com/watch?v=_J8INezR4sU
Lettere d'amore di Vecchioni https://www.youtube.com/watch?v=xnslQaGKj44
Una lettera dall'inferno https://www.youtube.com/watch?v=SAhDSpd2qCY
giovedì 12 marzo 2015
lunedì 9 marzo 2015
Dante Alighieri in 2G
https://prezi.com/fbl143tqlzyh/dante/
https://prezi.com/yp0rhsq4ktu4/copy-of-dante-alighieri-la-divina-commedia/
SCARICA GRATUITAMENTE EBOOK SULLA VITA DI DANTE-http://www.lavitadidante.it/scarica-gratis-20-finestre-vita-di-dante/
https://prezi.com/yp0rhsq4ktu4/copy-of-dante-alighieri-la-divina-commedia/
![]() |
| Henry Holiday, Dante incontra Beatrice al ponte Santa Trinita, 1883 |
domenica 8 marzo 2015
Caro diario...
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IL DIARIO
Un diario è una forma
narrativa in cui il racconto
- reale o di fantasia - è sviluppato
cronologicamente, spesso scandito ad intervalli di tempo regolari, solitamente
a giorni.
Può essere la cronaca della vita o di un
periodo di vita di una persona, ma anche la raccolta di annotazioni giornaliere
in cui vengono descritti fatti di rilievo, avvenimenti politici, sociali,
economici, osservazioni di
carattere scientifico
o altro.
Dal punto di vista della tipologia testuale è la
forma che di solito rivela la parte più intima dell'autore. Chi scrive lo fa
per puntualizzare a se stesso ciò che gli sta accadendo in quel periodo, senza
pensare troppo al passato ma ponendo l'attenzione sul presente.
Solitamente
all'inizio di una pagina viene scritta la data in cui si scrive.
Il
destinatario può essere o il diario stesso o un amico immaginario.
Il
linguaggio è di solito semplice, esistono anche, oltre ai diari veri, quelli
creati da un autore che si inventa un personaggio che parla di sé.
Con diario si indica anche
il supporto materiale dove questo racconto viene realizzato; una moderna forma
di diario, in questo senso, è quella affidata all'informatica attraverso la
tenuta di blog personali.
Solamente nel Rinascimento il diario si
distinse dalla autobiografia e dalla cronaca, assumendo la funzione di
annotatore di appunti da ricordare e di eventi spirituali dello scrivente,
utili per un miglioramento ed un perfezionamento.
In un secondo tempo questa tendenza passò anche nel mondo laico.
lunedì 2 marzo 2015
giovedì 19 febbraio 2015
L'amico Glauco-audioletture in 2G
giovedì 12 febbraio 2015
martedì 3 febbraio 2015
Se io fossi in 2G
Se io fossi un cane, mangerei i compiti del mio padrone
Se io fossi un computer, mi proteggerei da tutti i virus da solo
Se io fossi un vulcano, spargerei la mia lava sulle persone vili e avide
Se io fossi un fantasma, terrorizzerei tutte le persone che mi fanno soffrire
Se io fossi uno scudo, proteggerei le persone a me care
Se io fossi Elisa, mi farei i fatti miei
Se io fossi Marika, cercherei di dialogare di più con gli altri
Se io fossi un diario, proteggerei con tutta me stessa i segreti al mio interno
Se io fossi cupido, farei scegliere a ognuno la persona da amare
Se io fossi il cuore, smetterei di battere per le persone sbagliate
Se io fossi una gomma, cancellerei i pensieri che fanno soffrire dalla mente dell'umanità
Se io fossi Noemi, come sono e fui,
troverei il coraggio di fare,
ciò che penso di buono e che realizzo solo nei miei pensieri.
Se io fossi un computer, mi proteggerei da tutti i virus da solo
Se io fossi un vulcano, spargerei la mia lava sulle persone vili e avide
Se io fossi un fantasma, terrorizzerei tutte le persone che mi fanno soffrire
Se io fossi uno scudo, proteggerei le persone a me care
Se io fossi Elisa, mi farei i fatti miei
Se io fossi Marika, cercherei di dialogare di più con gli altri
Se io fossi un diario, proteggerei con tutta me stessa i segreti al mio interno
Se io fossi cupido, farei scegliere a ognuno la persona da amare
Se io fossi il cuore, smetterei di battere per le persone sbagliate
Se io fossi una gomma, cancellerei i pensieri che fanno soffrire dalla mente dell'umanità
Se io fossi Noemi, come sono e fui,
troverei il coraggio di fare,
ciò che penso di buono e che realizzo solo nei miei pensieri.
martedì 27 gennaio 2015
Cecco Angiolieri in 2G
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cecco Angiolieri (Siena, 1260 circa – Siena, 1312) è stato un poeta e scrittore italiano, contemporaneo di Dante Alighieri e appartenente alla storica casata nobiliare degli Angiolieri. La critica contemporanea sostiene che Cecco fu meno ribelle di come lo presentarono i romantici, i quali lo rivendicarono con forza ai loro ideali. È fuori di dubbio, comunque, che visse una vita perlomeno avventurosa.
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