« Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. »

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mercoledì 15 maggio 2019

DANIEL PENNAC [Diario di scuola, p. 135]

[Diario di scuola, p. 135]
Una parte del mio mestiere consisteva nel persuadere i miei studenti più abbandonati a loro stessi che la gentilezza più del ceffone invita alla riflessione, che la vita in comunità ha delle regole, che il giorno e l’ora della consegna di un compito non sono negoziabili, che un compito malfatto è da rifare per l’indomani, che questo, che quello ma che mai e poi mai né i miei colleghi ne io li avremmo abbandonati in mezzo al guado. Affinché avessero una possibilità di farcela, occorreva reinsegnare loro il concetto stesso di sforzo, restituire loro il piacere della solitudine e del silenzio, e soprattutto il controllo del tempo, quindi della noia. Sì, qualche volta ho consigliato loro esercizi di noia, per collocarli nella durata. Li pregavo di non fare niente: non distrarsi, non consumare niente, nemmeno conversazione, né tantomeno studiare, insomma non fare niente, niente di niente.
“Oggi pomeriggio, esercizio di noia, venti minuti a non fare niente prima di mettervi a studiare.”
“Nemmeno ascoltare musica?”
“Assolutamente no!”
“Venti minuti?”
“Venti minuti. Orologio alla mano. Dalle 17.20 alle 17.40. Tornate diritti a casa, non rivolgete la parola a nessuno, non vi fermate in nessun bar, ignorate l’esistenza dei flipper, non riconoscete i vostri amici, entrate in camera vostra, vi sedete sul letto, non aprite la cartella, non vi mettete il walkman sulle orecchie, non guardate il vostro gameboy, e aspettate venti minuti, fissando il vuoto.”
“Per fare cosa?”
“Per curiosità. Concentratevi sui minuti che passano, non perdetevene neanche uno e domani mi raccontate.”
“E come farà, lei, a verifìcare che l’abbiamo fatto?”
“Non posso.”
“E dopo i venti minuti?”
“Buttatevi sui compiti come degli affamati.”

martedì 27 gennaio 2015

Giornata della memoria sito della RAI con film e proposte

Giorno della Memoria

ll 27 gennaio si celebra La Giornata della Memoria. E’ una giornata speciale, una giornata dedicata al ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico. Una giornata per ricordare che tanti anni fa, durante la seconda guerra mondiale, milioni di uomini, donne e bambini sono stati perseguitati con le leggi razziali e poi strappati alla loro vita e portati nei lager da dove, solo in pochi sono tornati.

 E’ un pezzo agghiacciante della nostra storia ed è importante non dimenticarla.

Perché ricordare una storia tanto triste?

Ad Auschwitz, uno dei più terribili campi di concentramento, è stata trovata una pietra anonima, dove con un chiodo un prigioniero ha lasciato scritto "Chi mai saprà quello che mi è capitato qui?".

Non sappiamo chi fosse, sappiamo solo che era una persona e che ha sofferto in modo incredibile.

Ricordare tutte quelle vittime è quindi molto importante.

 Le persone che si sono salvate hanno raccontato la loro storia e tutti noi abbiamo il dovere di non dimenticarla. Col passare degli anni le persone che hanno vissuto quella terribile esperienza non potranno più raccontarla e noi potremmo dimenticarla. Invece, la memoria delle terribili storie di tutte quelle persone ci deve aiutare a costruire un futuro migliore.
Un futuro in cui quelle atrocità non si ripetano mai più!

Perché il 27 gennaio?

Molti Stati hanno istituito un “giorno della memoria”.

L’Italia, con una legge del 2000, ha scelto questa data perché il 27 gennaio 1945 fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz. In effetti altri ebrei, d’Italia e d’Europa, vennero uccisi nelle settimane seguenti. Ma la data della Liberazione di quel campo è stata scelta a simboleggiare la Shoah e la sua fine.
- See more at: http://www.giornodellamemoria.ragazzi.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-89c50316-d999-4ef5-8122-0315a9c4ec79.html#sthash.rCko58eX.dpuf

Giornata della Memoria

Video 1h sull'Olocausto-https://www.youtube.com/watch?v=D-auLxn_7JQ

SE QUESTO E' UN UOMO

SE QUESTO E' UN UOMO - PRIMO LEVI

Poesia

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e i visi amici:

considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.


Giorno della Memoria


Il Giorno della Memoria. E' una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.



Origine

La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.

Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni.


Giornata della memoria. Video di Rai Storia

http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-questione-ebraica-la-shoa-dei-bambini-seconda-guerra-mondiale/4021/default.aspx

Prima di tutto vennero


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari.
 E fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei.
E stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare. 

Bertold Brecht

lunedì 17 novembre 2014

Per le vie di Monreale, direzione Biblioteca Comunale Santa Maria La Nova - 1G e 2G


Oggi abbiamo imparato tante cose, tra cui:
- qualche notizia sulla storia di Monreale, del Duomo e della biblioteca di Santa Maria la Nova;
- la storia del libro, dai manoscritti in pergamena ai primi libri stampati con Gutenberg dal 1450 sino ai libri moderni (dal 1830) decorati con le fotografie;
- le parti da cui è composto un libro.



Le parti del libro: 1) fascetta; 2) sovracoperta; 3) controguardia incollata alla coperta; 4) labbro; 5) taglio di testa; 6) taglio davanti; 7) taglio di piede; 8) fronte pagina 9) retro pagina; 10) piega del foglio che forma il fascicolo


lunedì 10 novembre 2014

Breve storia di Monreale e della sua Biblioteca

BREVE STORIA DI MONREALE 
Il primo nucleo della città deriva da un antico villaggio arabo situato alle pendici del Monte Caputo a 310 m sul livello del mare.

L'importanza di Monreale comincia con la dinastia normanna verso l'XI secolo
Era in questo luogo in cui i re normanni si ritiravano per riposare dalle fatiche della guerra e dal governo della Sicilia. 


Una notte del 1171 re Guglielmo II detto il Buono, ebbe in sogno l'apparizione della Madonna che gli svelava il posto dove era nascosto un immenso tesoro (bottino di guerra di suo padre), con il quale Guglielmo avrebbe dovuto erigere un tempio a lei dedicato. Il re diede inizio senza indugi alla costruzione del tempio, del Palazzo Arcivescovile e del chiostro. 

Dispose che cento monaci della Badia di Cava (attuale Campania), con a capo l'abate Teobaldo, si trasferissero a Monreale. 
Essi giunsero a Monreale il 20 marzo 1176.

Il 5 febbraio 1182, Lucio III, su richiesta dello stesso Guglielmo, elevò la chiesa di Monreale a "Cattedrale Metropolitana". Primo arcivescovo della diocesi di Monreale è stato fra' Guglielmo del monastero dei Benedettini. 

Alla fine del XVII secolo l'Arcivescovo di Monreale possedeva 72 feudi. Dalla elevazione a Cattedrale Metropolitana ad oggi, la sede di Monreale ha avuto 54 arcivescovi.


Già prima che il Duomo fosse finito, il mondo ne parlava con meraviglia: lo stesso papa Alessandro III, in una bolla inviata al sovrano nel 1174, esprimeva tutta la sua gioia per la solennità del monumento.

BIBLIOTECA SANTA MARIA LA NOVA
Nel XII secolo quindi arrivano a Monreale 100 monaci benedettini che per volere di Guglielmo II, si trasferirono nel monastero appena fondato.

Il re dotò l’abbazia di “libris et sacris vestibus argento et auro”(traduzione dal latino "libri e vesti sacre d'oro e d'argento"). I monaci ebbero grande cura nel custodire nella sacrestia del Duomo, insieme ai paramenti sacri, i libri ricevuti in dono e le pergamene regie e pontificie relative ai privilegi di cui l’abbazia di Monreale godeva, raccolti nel “Tabulario di Santa Maria Nuova”. 


Tuttavia la morte di Guglielmo II e vari eventi politici e religiosi portarono allo spopolamento del monastero ed alla dispersione dei libri.

Sarà il Cardinale de Podio, Arcivescovo di Monreale nella metà del XV secolo, a ripopolare il monastero e ad incrementare con 34 volumi ciò che rimaneva di quel primo nucleo librario della biblioteca del Duomo.



Nel 1591 l’Arcivescovo Ludovico II Torres smembra l’antica biblioteca del Duomo ed assegna una parte dei libri al Seminario arcivescovile,  un’altra parte al Convento dei Cappuccini e una piccola parte ai benedettini.


Nel 1609, grazie all’iniziativa del benedettino Vincenzo Barralis, venne realizzata all’interno del monastero una biblioteca.
Intorno alla seconda metà del XVIII secolo i monaci benedettini, fecero ricostruire sull’antico refettorio il nuovo monastero. Essi destinarono a biblioteca un ampio salone con volte a botte affrescate e con pavimento di antica maiolica bianca.


La biblioteca fu ad uso esclusivo dei monaci e degli studenti della scuola di noviziato fino al 1866, anno della legge di soppressione delle corporazioni religiose. 
Nel 1875 il monastero venne ceduto al Municipio e nel 1877 fu istituita la Biblioteca Comunale di Monreale “Santa Maria La Nuova”, al cui patrimonio bibliografico antico si aggiunse anche quello dei benedettini della vicina frazione di San Martino delle Scale e quello dei cappuccini del luogo.

Il patrimonio antico, collocato all’interno di pregevoli scaffalature lignee a vista con scanalature dorate, è costituito da oltre 10.000 edizioni del XVI, XVII e XVIII secolo, e da un nucleo di pregiati manoscritti miniati di epoca medievale, di incunaboli e di altre rarità bibliografiche.



FONDO MODERNO DELLA BIBLIOTECA

Il Fondo moderno della Biblioteca è ubicato presso i locali dell’ex “Ospedale S. Caterina”, edificio storico edificato nel 1646, commissionato dall’Arcivescovo Giovanni Torresiglia. L’edificio, sito all’inizio della cinquecentesca via “Ranni”, oggi corso Pietro Novelli.



PER APPROFONDIRE:
http://it.wikipedia.org/wiki/Monreale 
http://www.comune.monreale.pa.it/index.php?content=pagina&id=171

COSA FACCIAMO IN AULA COMPUTER?

2G: COSTRUISCI UN FILE POWERPOINT DAL TITOLO
"MONREALE, LA SUA STORIA E LA SUA BIBLIOTECA"
CHE ABBIA LE SEGUENTI DIAPOSITIVE:

1. TITOLO E IMMAGINE
2. BREVE STORIA DI MONREALE: IL PRIMO NUCLEO
3. LA DINASTIA NORMANNA
4. IL SOGNO DI RE GUGLIELMO
5. L'ARRIVO DEI 100 MONACI CAMPANI
6. DA LUCIO III AD OGGI
7. LA NOSTRA BIBLIOTECA: L'ARRIVO DEI MONACI E IL PRIMO NUCLEO
8. DALLA MORTE DI GUGLIELMO II AL XV SECOLO
9. NEL XVI SECOLO
10. NEL XVII SECOLO
11. NEL XVIII SECOLO
12. NEL XIX SECOLO
13. LA BIBLIOTECA OGGI

N.B. Ogni file deve contenere almeno un'immagine.


1D-1G: COSTRUISCI UNA TABELLA CON LE SEGUENTI CARATTERISTICHE:
3 RIGHE:
  1. RIGA VUOTA
  2. LA STORIA DI MONREALE
  3. LA STORIA DELLLA BIBLIOTECA

E LE SEGUENTI COLONNE:
  1. LA FONDAZIONE NEL XII SECOLO
  2. DALLA MORTE DI GUGLIEMO AL XV SECOLO
  3. XVI SECOLO
  4. XVII SECOLO
  5. XVIII SECOLO
  6. XIX SECOLO
  7. OGGI

lunedì 10 febbraio 2014

martedì 10 dicembre 2013

Invictus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Invictus è una poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley (1849-1903).

Origine e storia della poesia

Il titolo proviene dal latino e significa "non vinto", ossia "mai sconfitto". Fu pubblicata per la prima volta nel 1888 nel Book of Verses di Henley.
All'età di 12 anni, Henley rimase vittima del morbo di Pott, una grave forma di tubercolosi ossea. Nonostante ciò, riuscì a continuare i suoi studi e a tentare una carriera giornalistica a Londra. Il suo lavoro, però, fu interrotto continuamente dalla grave patologia, che all'età di 25 anni lo costrinse all'amputazione di una gamba per sopravvivere. Henley non si scoraggiò e continuò a vivere per circa 30 anni con una protesi artificiale, fino all'età di 53 anni.
La poesia Invictus fu scritta proprio sul letto di un ospedale.
La poesia era usata da Nelson Mandela per alleviare gli anni della sua prigionia durante l'apartheid. Per questo è anche citata nel film Invictus - L'invincibile, del 2009, diretto da Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon.
 

Versione originale (in Inglese)

Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever god may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced not cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

Traduzione in Italiano

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia anima invincibile.
Nella feroce morsa della circostanza
Non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.
Oltre questo luogo d'ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino;
Io sono il capitano della mia anima.

martedì 24 settembre 2013

Antonio Veneziano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Antonio Veneziano (Monreale7 gennaio 1543 (battesimo) – Palermo19 agosto 1593) è stato un poeta italiano, che compose prevalentemente in siciliano.
Visse in maniera alquanto avventurosa e grazie alla sua intelligenza e alla sua versatilità ebbe una grande fama sia in Sicilia che all'estero. Dopo aver studiato presso un collegio di Gesuiti, Veneziano inizia una lunga serie di problemi giudiziari: prima con la famiglia per questioni d'eredità, poi anche per un presunto assassinio e un rapimento.
Salpato per seguire Carlo d'Aragona, venne imprigionato ad Algeri dove conobbe Miguel de Cervantes e ne divenne amico [1],tanto che lo stesso, nel 1579, gli dedicò un'epistola in dodici ottave, opera che Cervantes reputò di un certo valore tanto che quasi settanta versi vennero reinseriti nella commedia El trato de Argel che narra della prigionia in Algeri.
Che l'amicizia fosse venata di ammirazione da parte di Cervantes, lo si deduce dalla novella El amante liberal in cui l'autore narra di un prigioniero siciliano che sapeva magnificare, nel ricordo, la bellezza della sua donna esprimendosi in versi sublimi, probabilmente si trattava della Celia, l'opera più famosa di Veneziano.
Nel 1579 Antonio Veneziano venne liberato e tornò in Sicilia. Nel 1588 fu imprigionato per aver scritto un libello contro il governo. Morì, nel 1593, a Palermo nel carcere del Castello a Mare (Palermo), i cui resti si possono ancora vedere accanto al porto nel golfo di Palermo, per lo scoppio della polveriera. La leggenda narra che il suo corpo fu rinvenuto tra le macerie con un grappolo di uva in mano.
La sua opera è vastissima. Scrisse prevalentemente poesie in siciliano, ma si dedicò anche all'italiano e al latino. La sua opera principale è l'elogio Celia, dedicato alla donna amata (che alcuni identificano in una nipote, altri nella vice regina di Sicilia, altri in Isabella La Turri e altri ancora in Franceschella Porretta) e composto durante la prigionia ad Algeri. Tra gli altri componimenti poetici si ricordano molte satire e altre rime burlesche. Alcune sue ottave sono state raccolte nel 1967, in un volume chiamato Ottave e curato da A. Rigoli. L'attuale bibliografia presenta altri titoli sia acquistabili che consultabili in biblioteca.

Esempio della sua poesia

(SCN)
« Non è xhiamma ordinaria, no, la mia
è xhiamma chi sul'iu tegnu e rizettu,
xhiamma pura e celesti, ch'ardi 'n mia;
per gran misteriu e cu stupendu effettu.
Amuri, 'ntentu a fari idulatria,
s'ha novamenti sazerdoti elettu;
tu, sculpita 'ntra st'alma, sì la dia;
sacrifiziu lu cori, ara stu pettu. »
(IT)
« Non è fiamma ordinaria, no, la mia
è fiamma che sol'io tengo e accolgo,
fiamma pura e celeste che arde in me;
per gran mistero e con stupendo effetto.
Amore, intento a fare idolatria,
s'è nuovamente eletto sacerdote;
tu, scolpita dentro quest'anima, sei la dea;
sacrificio il cuore, altare questo petto. »
(Celia, Lib. 2, (~1575 - 1580))