« Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. »
martedì 7 maggio 2013
lunedì 6 maggio 2013
I cento passi - Giuseppe Galati - 2i
I cento passi è film che parla di mafia, ma è anche molto, molto di più. Il
cinema italiano, che tanto avrebbe da narrare su questo anti-mondo, raramente
si è spinto ai livelli di quest’opera che è degno seguito, per la
sua notevole intensità e per la dedizione e la libertà con cui sa trattare
questo tema. Manca infatti totalmente a questo bel film quell’aria da mito
negativo che talvolta si dà alle figure dei mafiosi, manca la ricchezza dei mafiosi (il
boss Tano Badalamenti è rappresentato per ciò che è stato: un vaccaro) ed
emerge invece il ritratto di persone comuni che molto possono creando attorno
a sé un clima misto di presunto "onore" e vero terrore. Ma soprattutto questo
film è in grado raccontare con giusto ritmo una storia vera, la vera vicenda di un giovane ai più sconosciuto, Giuseppe Impastato, che ha vissuto gli anni della contestazione contestando un nemico
temibilissimo, la mafia, vivendogli accanto (a Cinisi, a cento passi dalla casa di Badalamenti ed essendo egli stesso figlio di un mafioso, di una pedina della mafia) e morendo per mano della stessa, benchè per lunghi anni si sia cercato di far passare la sua morte (sventrato da una esplosione di tritolo) per un suicidio forse accidentale. Il film ha dunque il pregio di dare un
minimo di notorietà ad Impastato e lo fa privando d’ogni traccia di retorica i
suoi discorsi, illustrando lucidamente la sua intelligenza, mostrando con
quanta capacità riuscì a creare un gruppo culturale e come capì l’importanza
dei mezzi di comunicazione (la sua arma fu infatti una radio, Radio Aut) e la
forza dell’ironia più pungente, utilizzata contro i mafiosi dei quali citava
senza remore nomi e misfatti schernendoli con valanghe di sagace e –
naturalmente, soprattutto quando si dice la verità – offensiva ironia.
Quest’opera non fa minimamente rimpiangere i film di denuncia del passato,
proprio perché, oltre alla denuncia, rappresenta un personaggio a tutto tondo, ne
illustra i motivi di crescita culturale, la tenacia, la sofferenza, il dolore
e le convinzioni e soprattutto evita, come s’è detto, di porre la mafia su un
piedistallo: essa è al nostro stesso livello ed è ciò a renderla difficile e
pericolosa. Questo Impastato l’aveva capito e forse per questo non con grandi
parole, ma con lo sberleffo vi si è opposto. Tutto ciò è ottimamente
delineato e il film acquista un ottimo ritmo, evitando di spiegare ciò che non è più di
tanto spiegabile (la morte del padre di Giuseppe Impastato), costruendo
perfettamente e per gradi la psicologia di tutti i personaggi (non solo
quella di Giuseppe, ma anche quella combattuta del padre, in lotta tra
l’accettazione e il rifiuto di un figlio, quella della madre, donna straziata
ma indefessa, quella del fratello, fragile ma sempre accanto a Giuseppe) e
rendendo senza eccessi un’epoca a rischio di retorica.
cinema italiano, che tanto avrebbe da narrare su questo anti-mondo, raramente
si è spinto ai livelli di quest’opera che è degno seguito, per la
sua notevole intensità e per la dedizione e la libertà con cui sa trattare
questo tema. Manca infatti totalmente a questo bel film quell’aria da mito
negativo che talvolta si dà alle figure dei mafiosi, manca la ricchezza dei mafiosi (il
boss Tano Badalamenti è rappresentato per ciò che è stato: un vaccaro) ed
emerge invece il ritratto di persone comuni che molto possono creando attorno
a sé un clima misto di presunto "onore" e vero terrore. Ma soprattutto questo
film è in grado raccontare con giusto ritmo una storia vera, la vera vicenda di un giovane ai più sconosciuto, Giuseppe Impastato, che ha vissuto gli anni della contestazione contestando un nemico
temibilissimo, la mafia, vivendogli accanto (a Cinisi, a cento passi dalla casa di Badalamenti ed essendo egli stesso figlio di un mafioso, di una pedina della mafia) e morendo per mano della stessa, benchè per lunghi anni si sia cercato di far passare la sua morte (sventrato da una esplosione di tritolo) per un suicidio forse accidentale. Il film ha dunque il pregio di dare un
minimo di notorietà ad Impastato e lo fa privando d’ogni traccia di retorica i
suoi discorsi, illustrando lucidamente la sua intelligenza, mostrando con
quanta capacità riuscì a creare un gruppo culturale e come capì l’importanza
dei mezzi di comunicazione (la sua arma fu infatti una radio, Radio Aut) e la
forza dell’ironia più pungente, utilizzata contro i mafiosi dei quali citava
senza remore nomi e misfatti schernendoli con valanghe di sagace e –
naturalmente, soprattutto quando si dice la verità – offensiva ironia.
Quest’opera non fa minimamente rimpiangere i film di denuncia del passato,
proprio perché, oltre alla denuncia, rappresenta un personaggio a tutto tondo, ne
illustra i motivi di crescita culturale, la tenacia, la sofferenza, il dolore
e le convinzioni e soprattutto evita, come s’è detto, di porre la mafia su un
piedistallo: essa è al nostro stesso livello ed è ciò a renderla difficile e
pericolosa. Questo Impastato l’aveva capito e forse per questo non con grandi
parole, ma con lo sberleffo vi si è opposto. Tutto ciò è ottimamente
delineato e il film acquista un ottimo ritmo, evitando di spiegare ciò che non è più di
tanto spiegabile (la morte del padre di Giuseppe Impastato), costruendo
perfettamente e per gradi la psicologia di tutti i personaggi (non solo
quella di Giuseppe, ma anche quella combattuta del padre, in lotta tra
l’accettazione e il rifiuto di un figlio, quella della madre, donna straziata
ma indefessa, quella del fratello, fragile ma sempre accanto a Giuseppe) e
rendendo senza eccessi un’epoca a rischio di retorica.
sabato 4 maggio 2013
Palermo in trenino
Piazza Castelnuovo - Politeama
Palchetto della Musica
Cattedrale - interno
Villa Orleans
i fenicotteri rosa
Al Teatro Massimo
Si torna a scuola a suon di musica...
venerdì 3 maggio 2013
In gita per Palermo - 2 i
Piazza Pretoria e Cattedrale... guide Jennifer e Giulia
Piazza e Teatro Politeama...guide Luigi e Martina
Un'altra sosta sarà al Parco d'Orleans...guide Caterina e Chiara
Non dimenticate le autorizzazioni e i 9 euro.
A domani.
Piazza e Teatro Politeama...guide Luigi e Martina
Un'altra sosta sarà al Parco d'Orleans...guide Caterina e Chiara
Non dimenticate le autorizzazioni e i 9 euro.
A domani.
giovedì 2 maggio 2013
Teatro dell'Opera dei Pupi
Il teatro dei pupi è riconosciuto dall’Unesco come Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità. Nelle sue forme più classiche e codificate lo spettacolo dei pupi prende forma a metà Ottocento, quando vengono messe in scena storie di banditi e santi, drammi shakespeariani e soprattutto le popolarissime vicende dei paladini di Francia.
Per le classi meno abbienti l’arrivo dei pupi era l’avvenimento più atteso: i pupari sfruttano la suspense e dividono la rappresentazione in più serate, che devono necessariamente culminare con una scena di battaglia. Per gli effetti speciali vengono utilizzati pupi particolari, che perdono la testa o si dividono in due (per poi ritornare magicamente interi nello spettacolo successivo), o streghe che possono mutare volto e passare da un angelico visetto alla maschera della morte.
Esistono due tipi di pupi: palermitani e catanesi. Il pupo palermitano è alto circa 80 cm - 1 m, pesa 8 kg, ha il ginocchio snodato e può sfoderare e rinfoderare la spada. Il peso relativamente esiguo permette al puparo un’ampia manovra: il pupo è agilissimo, ha un movimento veloce e scattante e sembra quasi saltellare sulla scena per affondare e schivare i colpi durante i duelli.
I pupi vengono mossi di lato e il puparo tiene il braccio teso per raggiungere il centro della scena. Il pupo catanese è alto 1,40 m e pesa tra i 16 ed i 20 kg. Il ginocchio è rigido e la spada è sempre sguainata e pronta a sferrare colpi. I movimenti sono più posati, ampi ed enfatici, i passi e gli affondi più lenti e realistici. A Palermo l’opera dei pupi è legata ai nomi di Cuticchio, Argento, Mancuso e Sanicola che si occupano anche della realizzazione dei pupi, creature complesse che richiedono giorni e giorni di lavorazione.
I primi pupari della storia usavano pupi in paggio (non armati) e rappresentavano storie siciliane. Di tutte queste opere sono arrivati a noi le farse, con i relativi personaggi di "Nofriu" e di "Virticchiu", che ancora oggi vengono rappresentate. Nello stesso periodo vivevano a Palermo i "cuntisti" che raccontavano incantevoli vicende di cavalieri e dame, santi e angeli, amori e tradimenti, duelli e battaglie.
I primi pupari costruivano da sè guerrieri cristiani e saraceni, rifacendosi particolarmente alle pitture dello "Steri"; copiarono lo stile delle armature, creando i modelli e cominciarono a creare elmi, spade, corazze che rivestivano pupi a volte dall'aspetto fiero, spavaldo o burlesco. Nell'Opera dei Pupi si trasmettono ancora oggi stili e comportamenti del popolo siciliano come la cavalleria, il senso dell'onore, la difesa del debole e del giusto, la priorità della fede.
Le gesta dei paladini e il ciclo carolingio sono tra le tematiche trattate nei canovacci usati dai pupari, ma, anche le storie della Gerusalemme Liberata, di Santa Genoveffa, di Pia dei Tolomei, dei Beati Paoli, etc.... Carlo Magno, Gano, Orlando, Rinaldo, Angelica hanno popolato le sponde dei carretti siciliani, i cartelloni propaganda degli spettacoli serali dei teatrini, le lambrette e i carrettini di uso vario e la fantasia di noi meridionali attraverso i cunti e le farse raccontate , la sera, attorno alla tavola di ogni casa; esso si può definire il teatro delle marionette del meridione d'Italia.
http://www.balarm.it/guide/vis.asp?idguida=77
mercoledì 1 maggio 2013
Buon compleanno WWW. 20 anni.
Il web compie 20 anni di "libertà": era il 30 aprile 1993 quando il Cern di Ginevra rendeva pubblica la tecnologia destinata a cambiare per sempre il mondo. Il World Wide Web, noto con l'acronimo di Www, nacque del 1989 dal genio di Tim Berners-Lee,
ricercatore Cern che si concentrò sulla condivisione delle informazioni
tra i fisici delle università. Berners-Lee non poteva sapere che il
Www sarebbe stato molto di più che i tanti servizi simili disponibili su
Internet.
La qualità vincente del World Wide Web è stata la decisione di renderlo un servizio libero e senza diritti: la diffusione di questa tecnologia è stata rapidissima e oggi il web regola i rapporti lavorativi, istituzionali, personali in tutti i paesi tecnologicamente avanzati. Il ventesimo anniversario del rilascio del Www non poteva certo passare inosservato: il Cern per celebrare questi illustri vent'anni ha deciso di ripristinare il primo sito della rete, non più in linea ormai, ma presto il piccolo gioiello creato da Berners-Lee sarà visibile da tutto il mondo.
http://livesicilia.it/2013/04/30/breve-storia-del-www-i-20-anni-del-world-wide-web_307320/
La qualità vincente del World Wide Web è stata la decisione di renderlo un servizio libero e senza diritti: la diffusione di questa tecnologia è stata rapidissima e oggi il web regola i rapporti lavorativi, istituzionali, personali in tutti i paesi tecnologicamente avanzati. Il ventesimo anniversario del rilascio del Www non poteva certo passare inosservato: il Cern per celebrare questi illustri vent'anni ha deciso di ripristinare il primo sito della rete, non più in linea ormai, ma presto il piccolo gioiello creato da Berners-Lee sarà visibile da tutto il mondo.
http://livesicilia.it/2013/04/30/breve-storia-del-www-i-20-anni-del-world-wide-web_307320/
martedì 30 aprile 2013
Il Primo Maggio
l 1° Maggio è la Festa del Lavoro, o festa dei lavoratori e delle lavoratrici.
Questa giorno è festeggiato ogni anno e serve per ricordare l’impegno di molti lavoratori che negli anni si sono battuti per migliorare le proprie condizioni di vita e avere maggiori diritti.
L’origine della Festa dei lavoratori si deve alle battaglie che gli operai hanno fatto per conquistare un orario di lavoro di 8 ore giornaliere.
Con la Prima Internazionale (organizzazione internazionale di lavoratori, fondata nel 1864, all’interno della quale c’erano operai, anarchici e socialisti) si sviluppò un grande movimento di lotta sulla questione delle 8 ore, soprattutto presso le organizzazioni dei lavoratori statunitensi.
Una prima vittoria di questo movimento si ebbe nello stato americano dell’Illinois quando nel 1866 venne approvata una legge che introduceva la giornata lavorativa di 8 ore appunto.
Questa legge entrava in vigore il 1 Maggio del 1867, e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione, un enorme corteo di lavoratori.
Successivamente un sindacato americano (un sindacato è una organizzazione che rappresenta gli interessi di operai, contadini, impiegati e altri lavoratori nei conforti dei datori di lavoro e si batte per migliorare le condizioni dei lavoratori) prese l’iniziativa di indicare nel 1 Maggio 1886 la data a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di 8 ore al giorno.
Il 1 Maggio 1886 in molte fabbriche degli Stati Uniti migliaia di lavoratori incrociarono le braccia: nella città di Chicago, e in altre città americane, gli operai scioperarono e parteciparono a grandi manifestazioni nelle strade.
Le manifestazioni e gli scioperi per il diritto ad 8 ore di lavoro giornaliere continuarono per più giorni dopo il 1 Maggio e si ebbero alcuni scontri con la polizia - la polizia, che era dalla parte dei datori di lavoro, non voleva che vincesse questo movimento che rivendicava le 8 ore di lavoro giornaliere - che in varie occasioni sparò sui manifestanti e fece alcuni morti.
Durante una manifestazione che si teneva a Chicago fu lanciata una bomba da un ignoto, non si è mai saputo chi fosse. La polizia approfitto di questo avvenimento per eliminare alcuni esponenti della protesta (e di conseguenza mettere paura a lavoratori e lavoratrici, in modo da fargli rinunciare alle rivendicazioni dei diritti): della bomba furono infatti accusati ingiustamente alcuni lavoratori anarchici, sette dei quali vennero impiccati.
Queste persone condannate ingiustamente sono passate alla storia come “martiri di Chicago“, erano lavoratori che si battevano per i propri diritti e diventarono il simbolo della lotta per le 8 ore: a loro è stata dedicata la ricorrenza del 1 Maggio.
Ancora oggi la Festa dei lavoratori assume molta importanza, in questo periodo dove i diritti dei lavoratori, diritti che negli anni sono stati faticosamente conquistati, vengono sempre più limitati e sono continuamente messi in pericolo.
Questa giorno è festeggiato ogni anno e serve per ricordare l’impegno di molti lavoratori che negli anni si sono battuti per migliorare le proprie condizioni di vita e avere maggiori diritti.
L’origine della Festa dei lavoratori si deve alle battaglie che gli operai hanno fatto per conquistare un orario di lavoro di 8 ore giornaliere.
Con la Prima Internazionale (organizzazione internazionale di lavoratori, fondata nel 1864, all’interno della quale c’erano operai, anarchici e socialisti) si sviluppò un grande movimento di lotta sulla questione delle 8 ore, soprattutto presso le organizzazioni dei lavoratori statunitensi.
Una prima vittoria di questo movimento si ebbe nello stato americano dell’Illinois quando nel 1866 venne approvata una legge che introduceva la giornata lavorativa di 8 ore appunto.
Questa legge entrava in vigore il 1 Maggio del 1867, e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione, un enorme corteo di lavoratori.
Successivamente un sindacato americano (un sindacato è una organizzazione che rappresenta gli interessi di operai, contadini, impiegati e altri lavoratori nei conforti dei datori di lavoro e si batte per migliorare le condizioni dei lavoratori) prese l’iniziativa di indicare nel 1 Maggio 1886 la data a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di 8 ore al giorno.
Il 1 Maggio 1886 in molte fabbriche degli Stati Uniti migliaia di lavoratori incrociarono le braccia: nella città di Chicago, e in altre città americane, gli operai scioperarono e parteciparono a grandi manifestazioni nelle strade.
Le manifestazioni e gli scioperi per il diritto ad 8 ore di lavoro giornaliere continuarono per più giorni dopo il 1 Maggio e si ebbero alcuni scontri con la polizia - la polizia, che era dalla parte dei datori di lavoro, non voleva che vincesse questo movimento che rivendicava le 8 ore di lavoro giornaliere - che in varie occasioni sparò sui manifestanti e fece alcuni morti.
Durante una manifestazione che si teneva a Chicago fu lanciata una bomba da un ignoto, non si è mai saputo chi fosse. La polizia approfitto di questo avvenimento per eliminare alcuni esponenti della protesta (e di conseguenza mettere paura a lavoratori e lavoratrici, in modo da fargli rinunciare alle rivendicazioni dei diritti): della bomba furono infatti accusati ingiustamente alcuni lavoratori anarchici, sette dei quali vennero impiccati.
Queste persone condannate ingiustamente sono passate alla storia come “martiri di Chicago“, erano lavoratori che si battevano per i propri diritti e diventarono il simbolo della lotta per le 8 ore: a loro è stata dedicata la ricorrenza del 1 Maggio.
Ancora oggi la Festa dei lavoratori assume molta importanza, in questo periodo dove i diritti dei lavoratori, diritti che negli anni sono stati faticosamente conquistati, vengono sempre più limitati e sono continuamente messi in pericolo.
Per la mamma - Gianni Rodari
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Filastrocca delle parole:
si faccia avanti chi ne vuole. Di parole ho la testa piena, con dentro “la luna” e “la balena”. Ma le più belle che ho nel cuore, le sento battere: “mamma”, “amore”. |
lunedì 29 aprile 2013
La madre di Victor Hugo
La madre è un angelo che ci guarda
che ci insegna ad amare!
Ella riscalda le nostre dita, il nostro capo
fra le sue ginocchia, la nostra anima
nel suo cuore: ci dà il suo latte quando
siamo piccini, il suo pane quando
siamo grandi e la sua vita sempre.
che ci insegna ad amare!
Ella riscalda le nostre dita, il nostro capo
fra le sue ginocchia, la nostra anima
nel suo cuore: ci dà il suo latte quando
siamo piccini, il suo pane quando
siamo grandi e la sua vita sempre.
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