« Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. »

lunedì 14 ottobre 2013

Scuola poetica siciliana - Due sonetti di Giacomo da Lentini



Giacomo da Lentini  (XIII secolo)
Sonetto
Diamante, né smiraldo, né zafino




  Diamante, né smiraldo, né zafino,
né vernul’altra gema prezïosa,
topazo, né giaquinto, né rubino,
4né l’aritropia, ch’è sì vertudiosa,

     né l’amatisto, né ’l carbonchio fino,
lo qual è molto risprendente cosa,
non àno tante belezze in domino
8quant’à in sé la mia donna amorosa.

     E di vertute tutte l’autre avanza,
e somigliante [a stella è] di sprendore,
11co la sua conta e gaia inamoranza,

     e più bell’e[ste] che rosa e che frore.
Cristo le doni vita ed alegranza,
14e sì l’acresca in gran pregio ed onore.
Giacomo da Lentini (XIII secolo)
Sonetto
Chi non avesse mai veduto foco




  [C]hi non avesse mai veduto foco
no crederia che cocere potesse,
anti li sembraria solazzo e gioco
4lo so isprendor[e], quando lo vedesse.

     Ma s’ello lo tocasse in alcun loco,
be·lli se[m]brara che forte cocesse:
quello d’Amore m’à tocato un poco,
8molto me coce – Deo, che s’aprendesse!

     Che s’aprendesse in voi, [ma]donna mia,
che mi mostrate dar solazzo amando,
11e voi mi date pur pen’e tormento.

     Certo l’Amor[e] fa gran vilania,
che no distringe te che vai gabando,
14a me che servo non dà isbaldimento.


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